Sfila la moda Made in Vicenza
La moda è la bandiera del Made in Italy nel mondo. E la moda italiana ha nella provincia di Vicenza uno dei suoi storici cuori produttivi. Qui, in un’area che comprende le città di Schio, di Thiene e di Valdagno sono nate, e ancora hanno sede, aziende che hanno fatto la storia del tessile italiano, come Marzotto e Lanerossi. Ma il tessuto produttivo di tutto il territorio vicentino è in verità un grande e diffuso laboratorio della moda, fatto di piccole realtà protagoniste in nicchie di mercato, di grandi gruppi presenti con i loro marchi nei negozi di tutto il mondo, di una fitta trama di aziende impegnate nel lavoro conto terzi. E’ proprio questa variegata struttura produttiva, tipica del nordest italiano, a rappresentare il punto di forza del sistema moda “Made in Vicenza”: flessibilità produttiva e tradizione hanno permesso alle aziende vicentine di collocarsi in una fascia medio-alta del mercato e di farsi spazio con autorevolezza tra gli scaffali dei negozi di ogni continente. E non si tratta solo del tessile abbigliamento in senso stretto, ma anche della maglieria, che vede operare nel Vicentino alcune importanti realtà; o dell’industria degli accessori moda, dalle cravatte alla pelletteria, comparto quest’ultimo nato anche sulla spinta del più importante distretto italiano della pelle, che ha sede proprio a Vicenza, nell’area Arzignano-Chiampo.
Dalla tessitura alla filatura pettinata, dalla confezione di capispalla alle T-shirt, senza dimenticare il segmento dell’intimo: le imprese vicentine sanno esprimersi nell’intera gamma della filiera tessile-abbigliamento. Molte le aziende che operano per conto dei grandi marchi della moda, a dimostrazione dei livelli qualitativi raggiunti. Moltissime altre si sono “fatte strada” da sole, diventando anche dei veri e propri casi internazionali, come il marchio Diesel.
A rappresentare il punto di forza delle aziende vicentine è la capacità di innovare, l’attenzione alla qualità dei materiali e dei processi, ma anche la propensione alla specializzazione. La possibilità di contare, nel territorio, su di un vero e proprio distretto delle tecnologie per il tessile, con importanti aziende operanti nella progettazione e costruzione di impianti, ha permesso inoltre di affinare i cicli produttivi, di disporre di competenze tecniche strategiche, di proiettarsi nel miglioramento continuo in termini di processo, ma anche di sfruttare al meglio le performance tecniche delle fibre, dei filati, dei tessuti e dei finissaggi.
Una fitta trama di aziende
Pochi altri settori produttivi hanno il potenziale di fascino e di creatività proprio del sistema moda. La capacità di interpretare o addirittura di influenzare i mutamenti del gusto e di farlo su una scala globale è forse l’aspetto più evidente di un comparto che gode anche di una grande attenzione mediatica. Ma è molto spesso nelle tante piccole e medie aziende della provincia italiana, Vicenza in testa, che le idee dei creatori di moda prendono forma e diventano l’abito cult, l’oggetto del desiderio di milioni di consumatori. Di queste imprese, a volte piccoli laboratori artigianali a volte significative realtà industriali, Vicenza ne può contare ben 2.000 sul suo territorio. Una realtà che dà lavoro a oltre 27 mila addetti e che realizza un giro d’affari di 4.700 milioni di euro.
Oltre il 30% del fatturato viene esportato sui mercati internazionali: Europa, ma anche Nordamerica e Sud Est asiatico. Cifre alla mano, il Vicentino realizza in questo settore un export di 1.500 milioni di euro, quasi il 7 per cento dell’intero dato nazionale del settore. Va detto che la tipologia produttiva prevalente delle aziende vicentine del tessile-abbigliamento è costituita da capi destinati al mercato finale, che rappresentano circa i due terzi dell’intera produzione. Produzione commercializzata in larga parte sul mercato interno, che garantisce consumi elevati, ma orientata anche a qualsiasi altro luogo del mondo dove lo stile e il buon gusto del made in Italy è apprezzato e, conseguentemente, acquistato.
La culla dell’industria italiana
La chiamano la "Manchester d'Italia" perché la città di Schio, importante centro a nord di Vicenza, tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 ha rappresentato una delle prime zone geografiche dove si è sviluppato il processo di industrializzazione del Belpaese. A testimoniare questa tradizione industriale, che ha avuto come capofila la famiglia Rossi, protagonista nell’industria laniera, restano i suggestivi opifici della Fabbrica Alta (1862), del Lanificio Conte (1757), del Lanificio Cazzola (1860), simboli di un’archeologia industriale a cui si affiancano grandi opere come il magnifico Giardino Jacquard (1859-1878) con l'omonimo teatro. E’ il segno distintivo di un’imprenditoria lungimirante e attenta al sociale, che ritroviamo anche a pochi chilometri in linea d’aria da Schio, e precisamente a Valdagno, dove un’altra famiglia impegnata nell’industria laniera, i Marzotto, creavano negli anni ’20 del Novecento la "città sociale", una vasta lottizzazione di terreni aziendali destinata agli insediamenti abitativi e ai servizi per i lavoratori.
L’industria laniera ha dunque rappresentato per quest’area una grande scuola d’impresa, perché a fianco degli opifici della Lanerossi e della Marzotto, sono germogliate nel tempo tante piccole imprese, poi via via cresciute fino a dare vita ad uno dei più importanti distretti industriali italiani del settore. Attorno al nucleo di Schio, Valdagno e Thiene, infatti, si è sviluppato un indotto che, sin dai primi anni del XIX secolo, ha permesso la crescita di altri micro-distretti, come Arzignano e la Valle del Chiampo. E se all’inizio la concorrenza con cui confrontarsi era quella europea, oggi la sfida è quella del mercato globale, una sfida che le aziende vicentine del tessile abbigliamento affrontano con le armi della creatività, della competenza e di una tradizione secolare.
DATI SETTORE
| TESSILE-ABBIGLIAMENTO |
|
| Unità locali |
1.997 |
| Addetti |
27.134 |
| Fatturato (ml. €uro) |
4.703 |
| Export (ml. €uro) |
1.477 |